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"Certo - commenta Chakravarti - c'è il rischio che le informazioni provenienti dalla genetica siano utilizzate da politici per legittimare, per esempio, le richieste di differenziazione in vista di una maggiore autonomia di certi gruppi sociali. Mettendo da parte le domande accademiche, uno non può prevedere su che basi, più o meno solide, la gente definirà l'identità indiana. Ma io spero che questo non accadrà: gli indiani sono un popolo con una vasta apertura mentale sulle questioni identitarie: basti pensare che la persona più potente del paese è donna e cattolica (e pure di origine italiane!), che il primo ministro proviene dalla minoranza Sikh e che ci sono molti musulmani e membri delle varie caste a ogni livello della politica, dell'istruzione e delle arti. Capire la nostra storia più remota è un importante esercizio culturale e scientifico, ma sarebbe un grave errore definire quel che siamo oggi sulla base di questo. L'identità dell'India oggi è politica. L'India è stato probabilmente il primo paese a definire i suoi cittadini sulla base di criteri politici, e non religiosi, culturali o etnici". A questo proposito è utile riprendere la frase di Jawaharlal Nehru, il primo Primo ministro indiano, riportata da Chakravarti nel suo saggio di accompagnamento allo studio apparso su "Nature": "L'India è quattrocento milioni di diversi individui, uomini e donne, ognuno differente dall'altro… un crogiuolo di contraddizioni tenute assieme da forti ma invisibili fili".
P.S. La provocazione di Antonio ci sembra molto adatta a questa rubrica, e ci ripromettiamo di occuparcene.
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